far nulla per un mese

images-1Ho cominciato a lavorare a 14 anni, nella stagione estiva, come commessa in un negozio di maglie.
Il proprietario aveva “tatuato” la sua splendida ragazza spegnendole le sigarette nella parte esterna delle cosce.
Le minigonne avevano mandato in soffitta il conformismo ma non la crudeltà del maschio padrone-padreterno.
Negli anni successivi rimasi a lavorare con i miei genitori, mio padre era un ceramista, un artista dalla fine ironia. Nelle vacanze, se non avevamo altra occupazione, io e mio fratello lavoravamo nella piccola fabbrica artigiana.
Qualche anno dopo trovai lavoro nel negozio di scarpe di Quartino, chi non ha conosciuto i Micucci non sa che persone meravigliose fossero!
Dunque il Ministro Poletti vuole far lavorare gli studenti, tre mesi di vacanze sono troppi, un mese va bene – dice.
Oggi non c’è lavoro, tantomeno per i ragazzi, non per tutti e dove farli lavorare?  le aziende continuano a chiudere o ad essere comprate dai  cinesi…

Nonostante tutto, sono d’accordo con Poletti per più motivi.
Innanzi tutto in quei due mesi gli studenti potrebbero imparare il cinese.
Il lavoro non è male, anzi, ti fa capire da dove esce il pane, come si fa a piegare una maglia o a pesare un chilo di patate. Se sei fortunato ti fa capire che se sbagli a contare ci rimetti la paga.
Dopo tre mesi di vacanze molti studenti hanno perso confidenza con le materie, hanno dimenticato parecchie nozioni e fanno fatica a ricominciare a studiare.
Alcuni studenti eseguono i compiti estivi poco prima di rientrare a scuola, altri nel primo mese di vacanza, sono pochi coloro che li programmano durante l’estate a intervalli regolari.
Una volta c’era il doposcuola estivo, gratuito.
Nei tre mesi estivi non si sa chi guarderà tuo figlio, puoi affidarlo ai nonni, se ci sono e se sono in grado di seguirlo o devi pagare corsi, centri estivi, baby sitter, lezioni private. Se puoi. Diversi bambini rimangono soli in casa, se va bene guardano la Tv.

In altri Stati le vacanze sono distribuite durante l’anno e gli orari di scuola sono più leggeri.
Occorrerebbe valutare le varie possibilità e varare una riforma con i controfiocchi, ma in Italia è doveroso diffidare delle riforme, di solito sono in peius. Sarebbe una “gran botta di vita” se ogni tanto si riuscisse ad azzeccarne una consultando i diretti interessati, studenti, insegnanti, genitori.

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Archiviato in Diario, ricordi, scuola

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