Unione dei Comuni

Schermata 11-2456982 alle 11.06.20Non avendo potuto partecipare all’incontro, mi rimangono alcuni dubbi che vi sottopongo.
Si prevede l’accesso a finanziamenti e dunque ad investimenti. Con la nostra partecipazione all’Unione permetteremo l’accesso a finanziamenti che andranno a realizzare progetti anche non condivisibili.
Infatti è l’aumento del bacino di popolazione che permetterà tali prassi. È come dire che entreremmo a far parte del Comune di Pesaro, e degli altri Comuni aderenti, concorrendo alle politiche sul territorio senza aver diritto di valutazione e – logicamente – di voto.
Se gli investimenti saranno condivisibili, buon per tutti, diversamente saremmo responsabili o favoriremmo scelte che non avremmo mai condiviso.
Questo per dire che occorre fare molta attenzione su cosa si firma, su come si entra nell’Unione e come se ne esce, quali servizi andranno in condivisione e come recedervi, soprattutto sugli investimenti, crediti e debiti, penali e salvaguardie.
E anche sui servizi si dovrebbe vagliare scrupolosamente… e dunque non resta che attendere la valutazione di fattibilità.
Un altro dubbio riguarda il mansionario ed il numero dei dipendenti comunali.
Vi sarebbero aggravi per alcuni e sgravi per altri? Mi dicono di no.
Io penso che il numero dei dipendenti (assunzione di una unità ogni 4 uscenti) vada rivista a livello nazionale.
A Gradara (s. e. ed o.) alla fine degli anni ’70 con 2.000 abitanti c’erano 37 dipendenti, ora con quasi 5.000, ce ne sono 17. Non dimentichiamoci che secondo il PRG vigente potremmo arrivare a 7.500 abitanti.
Le capacità gestionali dei Comuni sono ridotte all’osso e questo porta a vedere l’Unione dei Comuni come salvifica. Qualcuno lassù dovrebbe cambiare verso, perlomeno mettendo un fermo alla diminuzione progressiva dei dipendenti.
Ritengo che all’Unione dei Comuni vada affidato solo il coordinamento dei Servizi e non può e non deve diventare un soggetto di spesa, ammesso che ci siano soldi da spendere! E soprattutto non deve comportare – a lungo o breve termine – il trasferimento o la perdita di altri dipendenti.
La mia non è un’opinione che va contro i Sindaci in campo o contro una linea politica ma è un invito ad una cautela sostanziale in vista del futuro: oggi ci sono certi assetti, domani non si sa. Lo slogan “lavoriamo per il bene comune” vale a dire “fidatevi di noi”, oggi più che mai ha perso di credibilità: la buona volontà non sempre ha dato i risultati promessi o sperati.
Progettare con le dovute cautele e garanzie, guardando avanti e valutando scenari futuri aiuterà a centrare l’obiettivo nella condivisione.

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