Libri comici e tragici. Come l’Italia

978880621357PICIl reportage in differita su “Aperitivo letterario 4” si conclude con Marco Presta, introdotto da Emiliano Visconti, il molto-più-che responsabile di Punto Einaudi Romagna, in effetti abile “spalla” ed intervistatore dei suoi autori presentati presso la Biblioteca Comunale di Cattolica.
Presta, il ben noto conduttore della trasmissione radiofonica Il Ruggito del coniglio (RAI 2), sabato 6 aprile ha presentato due dei suoi libri.
Il primo, dal titolo Un calcio in bocca può far miracoli, è una storia di vita che si intreccia inevitabilmente con altre, apparentemente distanti. La voce narrante è del solitario misantropo che introduce via via vari personaggi: un carissimo amico, il solo di tutta la vita; giovani coinvolti in una tresca, il falegname, l’ex moglie; la figlia ed il genero; la portinaia ed il suo spasimante – rivale detestato!
Il protagonista è un burbero anziano che non ha mai parlato con un vicino di casa, si esprime con sarcasmo su tutti e tutto e nonostante la prostata che lo tormenta vorrebbe «trombare la portinaia».
Facendo il bilancio della propria esistenza dà prova di onesta lucidità: «Ho avuto quello che ho meritato, una famiglia costruita sulle sabbie mobili, un lavoro nel quale non ho eccelso, un solo amico degno di questo nome. Un buon bottino, tutto sommato».
È un vecchio coriaceo che fa della scorrettezza il suo credo: «Non ricordo un giorno in cui abbia faticato a trovare qualcosa per cui smoccolare o qualcuno con cui prendermela». Con sorpresa scopriamo che ha come amico un uomo gentile, senza figli, che dopo la morte della moglie trova uno scopo nel far innamorare due giovani. Il vecchio brontolone, si trova ad aiutarlo suo malgrado nell’impresa.
Il libro apre una finestra su come si vive in Italia, su come vivono gli anziani. «La vita si è allungata – dice Presta – e gli anziani sono un patrimonio di esperienza ma li trattiamo con disprezzo».
È un’età in cui ancora ci si innamora, ed i ricordi riempiono la giornata.
Nel libro troviamo una riflessione su cosa e come siamo diventati in questi ultimi venti anni: «In questo Paese, se riesci ad arrivare a una certa età, è fatta. La rivoluzione è automatica. Un cantante napoletano dai gorgheggi lamentosi, un attore di commedie cinematografiche scollacciate, un paio di presidenti della Repubblica spacciati per grandi uomini. E poi scrittori, registi, una stilista. Un presentatore televisivo cui vengono concessi i funerali di stato.
In tempi di vacche magre, rimanere vivi a lungo costituisce un merito, fa curriculum.
Se avete ambizioni e poco successo, non disperate. Puntate sulla longevità».
images«Bontà e cordialità possono fare dei danni irreparabili». Questa frase, estrapolata, ci ricollega al secondo libro presentato, Il piantagrane.
Il protagonista, Giovanni, è un uomo mite e buono – ci racconta Presta – «pago della piccola vita che ha: curare le piante, guardare la televisione la sera, trovare il coraggio di chiedere a Nina di uscire. Ma un giorno, avvicinandosi al bancone di un bar, scopre di avere un potere gigantesco, un potere che può cambiare il mondo.
Un individuo qualunque, suo malgrado, si trova a innescare un grande, strabiliante, radicale cambiamento: a causa della sua semplice presenza, tutti cominciano ad agire secondo logica e buonsenso. Addirittura secondo coscienza.»
Il piantagrane decide di ristabilire l’ordine naturale delle cose. Quando Giovanni va alla presentazione di un libro, che potrebbe essere di Bruno Vespa, nessuno compra più il libro, anzi i presenti glielo tirano.
«Ha un potere eversivo pericolosissimo, il buon senso. Se ne accorge anche il potere costituito e viene individuato subito dai servizi segreti che vengono mobilitati.»
Dunque per evitare che il pericoloso sovversivo venga arrestato dai servizi segreti gli viene affiancato Granchio, un tipo strano che usa parole gergali in disuso. Inizia la fuga, senza un piano: «se non lo so io, come fanno a saperlo loro», è la semplice strategia dell’inquietante paladino.
Le piante del vivaio che appartiene all’inconsapevole eroe dialogano nel vivaio, amano Giovanni (ad esclusione della pianta di limone) perché è una persona perbene, fa le cose con impegno. Giovanni ama le piante in modo quasi ossessivo e ne è affascinato perchè «non parcheggiano in doppia fila, non evadono le tasse.»
Il potere di Giovanni viene testato. Il Granchio lo porta sotto la sede di un giornale: il giorno dopo vengono pubblicate notizie inaudite.
Granchio è un personaggio estremo, come il Quasimodo di Nȏtre Dame, violento anche con le persone che ama e le protegge a modo suo, ha una sua etica, quella incontestabile di chi ha la capacità di uscire dalle situazioni difficili «è un boia pratico», è un personaggio che Presta dice di aver amato descrivere, fa parte di un tipo di personaggi che ha conosciuto da giovane, «non danno pugnalate alle spalle, piuttosto un pugno in bocca, sono tipi con i quali è meglio non mettersi in contraddizione».
Granchio legge il libro L’isola del tesoro direttamente nelle librerie, 20 pagine alla volta, cambiando sempre libreria. «Mi piaceva che Granchio fosse attratto dai libri che si leggono nell’infanzia. Mio zio che era analfabeta conosceva la lirica La Traviata, aveva una naturale attrazione per le cose belle».
Granchio ha alcune tecniche di divertimento e di rigenerazione dalla stanchezza, dallo stress e dalle preoccupazioni: una è lo “spizzacantoni” che avrete il piacere di desiderare di poterlo mettere in pratica anche voi…
Giovanni «È un moderno Gesù. L’Italia è piena di persone perbene, persone che vorrebbero cambiare qualcosa per i figli – lo dico da cittadino che è l’unica carica che posso ricoprire.
La politica è un concetto astratto, esiste nel momento in cui la fai. Dipende da noi che le cose cambino.
Il rivoluzionario non ha la consapevolezza di cambiare il mondo, come i Beatles che volevano suonare, Il pittore Caravaggio pensava a bere, accoltellava, non aveva consapevolezza che avrebbe cambiato la pittura.
Le rivoluzioni a tavolino sono tragiche. Noi italiani non siamo portati per le rivoluzioni al contrario dei Francesi, Inglesi, Americani. Noi italiani tendiamo a trovare il punto d’incontro, altrimenti interrompiamo le partite di calcio.
La storia di ognuno di noi è singolare».

Due libri, due storie, uno spaccato dell’Italietta descritta sapientemente e riconoscibile sotto metafora, la nazione piena di talenti che non riesce a fare la rivoluzione («Gli italiani non sono portati per la rivoluzione – la rivoluzione non rientra nell’elenco delle loro specialità»), perché è sicura di potercela fare al momento del bisogno.
I personaggi dei due libri hanno in comune la voglia di vivere senza sovrastrutture, puntando alle cose che contano e che fanno star bene il più a lungo possibile fino a che la vita lo permetta. Pretendono solo un minimo di rispetto della soglia di dignità per mantenersi uomini dallo spirito libero.
I finali sono a sorpresa, in entrambi vi è un rovesciamento di situazioni che si allinea con l’affermazione proferita in uno dei tanti monologhi dell’anziano satiro: «Un calcio in bocca può far miracoli (la gente è in grado di cambiare in meglio. Specie dopo che gli hai dato un calcio in bocca)».
Sono libri comici e tragici, finiscono nell’unico modo possibile. «Il paradosso ed il grottesco è l’unico modo possibile per descrivere l’Italia che oggi è una manna per gli autori».

Pubblicato su La Piazza, anno 17, n° 8, agosto 2013

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Cattolica & Romagna & Marche, Libri, Marco Presta

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...