Gennari, la forza sacrale del segno artistico

AugustoDalle lunghe chiacchierate con Augusto, iniziate nel suo studio nella soffitta di Gabicce Monte proseguite in seguito nel suo antro-atelier color ocra di Cattolica, ripenso ad alcune perle del suo percorso artistico e di vita.
Mi appare con sorriso sé-proponente, garbo gestuale, voce forte ed estesa che affievolisce nel racconto, diventa sussurro, dolcemente mesta, impastata di amore e delicata sensibilità, basta guardarlo, ascoltarlo, per riconoscere la sua vena artistica, la sua cifra stilistica: la forza, la sensibilità, il rigore. Amore e gratitudine per gli antenati.
La forza del suo segno artistico la eredita dagli antenati (oggetto di ricerca, motivo di un viaggio di studio a Policoro e tema cui ha dedicato molte opere); la sua sensibilità è figlia del senso della sacralità già presente nell’uomo primitivo elevatosi ad homo sapiens fino ad essere fiero nella consapevolezza del dovere/necessità.
«È l’esistenza delle vite trascorse che ci garantisce la continuità, siamo perché molti sono stati prima di noi e ci hanno tramandato il loro sapere, le loro esperienze. Non abbiamo nulla di cui non dobbiamo rendere grazie ai nostri antenati, tutti coloro che sono stati». Di tutto dobbiamo essere grati ai nostri antenati: è la negazione dell’arbitrio del possesso.
Gennari paladino del rigore come intransigenza non ha lasciato uno iota al compromesso.
È l’arte uno dei doni di Dio alle anime sensibili, un faro per avvicinarsi alla verità, per illuminare il futuro.
Ha iniziato il suo percorso artistico – diceva – ispirato da un racconto di Dostoevskij e con Dostoevskij ha concluso il suo transito terreno: coltivando per tutta la vita la forza della bellezza che “sola salverà il mondo”, quella dell’Idiota, idiota solo per l’insensibile, un innocente dal cuore puro di fanciullo, perché nel cuore sta la scrittura del piano divino/sacrale: l’amore.
Anche l’amore per la donna – Maria Teresa – per lui non è appartenenza, possesso, è il «completarsi con la propria compagna, la scelta cade su qualcuna che quando passa per la strada ti smuove tutto e un’altra non ti muove niente. È un movimento sotterraneo, non c’è ragionamento, c’è una viscosità che ti attira dentro e da cui non puoi sottrarti.
L’accoppiamento avviene così, la cosa bella è lì, nel non appartenersi, poi diventa confluenza, prima c’è la passione, il senso, poi la dialettica e con essa si mettono a confronto le affinità e le conflittualità che generano scontri, che obbligano a cercare di comprendere le contraddizioni e da qui si conquista la comprensione. È un’altalena, il rapporto a due, che gioca avanti e indietro alla ricerca del benessere, del bene-stare».
Augustino, per gli amici, era ben consapevole della transitorietà della condizione umana, adesso è salito su quel TRAGHETTOMBRA che ha segnato una fase del suo percorso artistico, tutto incentrato sulla sacralità dell’arte, della vita.
A Gabicce Monte è ritornato per ricevere il saluto di tutti i suoi cari e la fragranza di un mazzo di lavanda fresca, ornato da ramoscelli di roselline legato con un fiocco rosso deposto con grazia ai piedi del suo ultimo giaciglio accanto all’altare della chiesa dedicata a Sant’Ermete, ha addolcito i nostri cuori confortati dal profumo dell’incenso che accompagna le anime là dove devono tornare.

dimorarte

 

Maria Teresa Codovilli e Augusto ci lasciano Dimorarte la casa di Meleto restaurata attorno alle opere di Gennari, una casa pensata per accogliere il colloquio e lo scambio tra artisti e stimolare i viandanti che si affacceranno alla soglia di via Carmonetti al numero 83.

Pubblicato su La Piazza, anno 17, n° 7, luglio 2013
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1 Commento

Archiviato in Arte & Cultura & Spettacoli, Cattolica & Romagna & Marche, Pittura

Una risposta a “Gennari, la forza sacrale del segno artistico

  1. Ismaele Pittureri

    Grazie.

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