In ricordo di Don Gallo: un cattolico per tutti i diversamente credenti

imagesDon Gallo non si è risparmiato, il suo cuore, donato ai poveri di Yahwè – i tapeinoi –  alla fine si è schiantato sul muro in fondo alla strada che ha percorso «in direzione ostinata e contraria». Ha dato tutto se stesso per raccogliere e salvare anime, per i suoi “fedeli”.

Fedeli tra virgolette, per dire che chi andava ad ascoltarlo aveva una genuina fiducia in lui, unita all’ammirazione per la spontaneità, l’anticonvenzionalità ma, soprattutto, per la forza morale – e diciamolo, rivoluzionaria – che sprigionava da ogni suo atto o parola. Non si è fermato un minuto, su e giù per il palco (a San Clemente dove era stato recentemente invitato dall’ANPI sezione Alta Valconca) come per i vicoli di Genova, alle manifestazioni, agli eventi pubblici, sul palco della vita in difesa della giustizia a tutto tondo, sempre stringendo in pugno il fazzoletto rosso delle sue utopie o – come abbiamo avuto modo di vedere di persona durante questa sua ultima predicazione in Romagna – quello tricolore dell’ANPI.
Quel sabato Don Gallo ha affrontato con veemenza, simpatia e profondo senso di giustizia una moltitudine di temi, tutti importanti, spesso esponendoli per accenni, procedendo per saltum perché il tempo non era infinito: il lettore potrà approfittare dei preziosi spunti che Don Gallo ci ha voluto lasciare, e che oggi possiamo leggere come fossero un testamento, per riflettere sull’importanza di non lasciarsi sopraffare dai luoghi comuni, di non rinunciare a lottare per i diritti e contro i soprusi.
Come un’anomalia/ come una distrazione/ come un dovere”: sono versi di Fabrizio De Andrè, col quale Andrea (bel gioco speculare di nomi) era più che amico: un sodalizio in cui non si sa chi abbia più dato o ricevuto. Don Gallo lo cita spesso, uno dei motivi forse è che quella che potremmo definire la ‘poesia filosofica musicata’ di Faber ha raggiunto e mostra di raggiungere il cuore di milioni di persone tra cui i ‘diversamente credenti’ i quali seguono Don Gallo e le sue omelie nella Chiesa di San Benedetto al Porto di Genova come in giro per l’Italia ad ogni evento cui ha partecipato, fuori dalle righe, come pochi Santi fanno.
I Santi per il Vangelo sono i giusti, coloro che vivono il Vangelo, lottano per viverlo e per farlo conoscere. Talvolta lottano proprio contro la propria indole che li porterebbe ad un impegno meno totalizzante.
Un prete di marciapiede, di sinistra, la sua Università è la strada – esordisce Don Gallo: lì va a raccogliere i drogati, gli extracomunitari e tutti gli altri diseredati che fanno fatica ad arrivare a sera, quando comincia il loro calvario, ed è la sera che la Provvidenza esce dalla chiesa e li va a cercare. Si definisce compagno, ‘colui che distribuisce il pane’, dal latino cum pane, pane che tutti debbono avere. «Restiamo umani» – non, dice, diventiamo umani! – è il motto che dovremmo scrivere in tutti gli angoli del mondo: ce lo ha lasciato Vittorio Arrigoni, il giornalista antifascista assassinato a Gaza.
Don Gallo passa a parlarci della famiglia: essa è una, si legge sulla Bibbia, è fatta di maschi, femmine, ma anche di lesbiche, gay ove questi non sono contro natura, sono varianti della natura. A causa delle nostre fobie, tanti non manifestano la loro omosessualità, reprimendosi. «Ditelo! e noi rispettiamo la loro coscienza, lasciamo che si amino!» La sessualità non è una tentazione del demonio, è un dono di Dio: Gesù non discrimina, predica l’amore.
È stato partigiano. Racconta dell’ammirazione per il fratello Dino, tenente del genio. Andrea andava a scuola al Nautico, in marina e le regole erano quelle fasciste. L´8 settembre 1943 il fratello sparisce, per ricomparire qualche mese dopo a casa: era diventato comandante partigiano. «Osare la speranza» era il motto della sua brigata. Andrea aveva 17 anni e andò con lui, il suo nome di battaglia era “Nan”. Così ha visto nascere la democrazia, il potere del popolo, e ora chiede: «Adesso che sono vecchio, devo vedere morire la democrazia?», lasciandoci intuire la netta risposta.
Dopo, da presbitero, salesiano, ha visto avvicendarsi alla guida dell’Arcidiocesi di Genova cinque tra Arcivescovi e Cardinali… e nessuno di questi l’ha mai scomunicato! 
Nella piccola chiesa al porto prega al terzo piano e poi scende giù, varca una porticina… canta i salmi, ma non i soliti, canta – e improvvisamente intona, seguito in coro da tutti i presenti – “Una mattina/ mi son svegliato/ o bella ciao…”
A 19 anni lesse un libro di Don Bosco, ne fu affascinato ed entrò nei Salesiani per il noviziato. Ma oltre a Don Bosco è devoto di altri santi: i sette fratelli Cervi! Applauso.
La chiesa cattolica e Gesù sono la sua casa, lo ha imparato dai nonni. Continua scherzando: con Gesù si è scambiato il biglietto da visita, era rosso e c’era scritto “Gesù, via dei cieli, n° 1”. 
Dice: «Non sono venuto per essere servito ma per servire, si legge nel Vangelo e se uno, anche Papa, non si mette al servizio degli ultimi…»
[Questa frase la registriamo come profetica, alla luce delle prime frasi pronunciate da Papa Francesco, n. d. r.]
Don Gallo ci spiega come possiamo immaginarci Dio: nel quadro di Van Gogh, Il seminatore, c’è il sole: può essere l’immagine di Dio, con il suo calore arriva a tutti, atei, agnostici, musulmani. 
«La mia Messa è un casino», dice per inciso. Gallo passa a dirci che è cresciuto con i valori socialisti di duecento anni fa e lancia un messaggio a Beppe Grillo: «Non fare lo stronzo, facciamo un anno di tregua, l’Italia è a pezzi.»
Poi – un tuffo ancora nel passato – ricorda che davanti all’altare di Valdocco è l’ultimo a ricevere la missione, bacia la mano a Don Bosco che, col suo vocione, gli chiede come si chiama, e lui: – Chierico Gallo.- Don Bosco gli mette la mano sulla testa: – Tu non sarai mai papa. “Papa Gallo” per la Chiesa sarebbe ridicolo! –
Salviamo la Chiesa, come ha indicato Gesù, andando vicino alla gente, accogliendo tutti con l’amore.
Se si vuole verificare il proprio essere cattolici occorre confrontarsi con l’Infallibile… eppure Dio manda Gesù sulla Terra, che è UMANO: «Come la mettiamo? La pace è possibile, è un dono di Dio, è la benedizione della specie umana, è Gesù la pace.» Don Gallo continua il ragionamento affermando che un cristiano si misura attraverso le norme della democrazia e se c’è una minoranza bisogna rispettarla. La legge 40 sulla fecondazione artificiale è stata bocciata da Strasburgo, perchè non è UMANA. L’Annuncio del Vangelo è la Buona Novella, non si può dire sempre no! e invece per la Chiesa «una sega è diventata un peccato mortale!» Tutti ridono.
E poi il testamento biologico: non si può morire neanche in pace! Sua madre cattolicissima centenaria ha preparato tutto, anche il vestito da indossare dopo morta, ha convocato i figli e ha detto: – Voglio comunicarvi che parto. – Dove vai? – In paradiso. Lasciatemi morire in pace, non mettetemi tutti quei fili! –
Anche come cittadino Don Gallo si chiede: impegno civile, ma con chi? «L’Italia galoppa verso il 35% di disoccupazione giovanile. Piango. Cosa diciamo ai giovani?» «Venite a vedere la nostra comunità: nulla a chiedere, nulla a rifiutare. Vengo davanti a voi tutti, soprattutto davanti ai giovani, questo vecchio viene a mettersi in discussione: che Paese siamo?»
Ci invita a decidere sul come essere cristiani: se si recita il Padre nostro, tutti quelli che incontreremo diventeranno nostri fratelli e sorelle. Anche i gay, e – dice – proprio questa umanità così diversificata è la gloria di Dio. Essere eterosessuali è una qualità positiva? i nazifascisti hanno inviato gli omosessuali nei forni crematori!
Continua sull’attualità. «Ci hanno rimberlusconizzato. Abbiamo sostenuto Berlusconi per il bene delle anime, per la Chiesa, che vergogna! Ma la terra è di Dio o di questa gente? Oggi Landini [FIOM-CGIL] si batte contro la crisi: ma dov’è la crisi? I ricchi non hanno crisi! Abbiamo un’astronave che viaggia a velocità stratosferica senza pilota, senza freni, con ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri. Il capitalismo decide che su 100 abitanti uno solo è ricco e deve arricchirsi con l’impoverimento degli altri 99.»
Nella sua comunità un bambino ha fatto una ricerca sulla FAO e mi dice: – Nonno! i conti non tornano: nel mondo ogni 5 secondi muoiono di fame 3-4 persone, uomini, donne, bambini. – «Il 20% degli abitanti si pappa l’80% delle risorse del Pianeta. Che società è questa? è una società di cui noi non siamo soci.»
Don Gallo ci esorta: stiamo vicini ai bambini, come Gesù ci ha indicato! Oggi non si saluta più nessuno, tantomeno i vecchi. Stiamo davanti alla TV, non giochiamo e non parliamo con i bambini. Quando una famiglia perde i nonni rischia di perdere i valori da trasmettere a figli e nipoti, come la solidarietà. Occorrono attenzione e progetti: i giovani devono avere un assegno mensile, invece oggi vengono massacrati e privati delle speranze. Don Gallo camminando su e giù per il palco parla per libere associazioni di pensieri. Nel ’68 – dice – abbiamo vissuto anni formidabili, vi era un grido di libertà, «il Concilio Vaticano II è stato la primavera della Chiesa.» Si intravedeva una cultura nuova, vi era speranza, vi era un bisogno di aria pulita, di libertà, di civiltà. E cita Don Milani, morto nel ’67: «La politica è uscire tutti insieme dai problemi, ripartendo dagli ultimi». La parità è un diritto perché siamo parte di un’unica famiglia. I diritti. Le mondine hanno conquistato le otto ore: la giornata lavorativa veniva scandita dal suono delle campane dall’Ave Maria all’Ave Maria, i parroci allungavano l’orario per favorire i padroni e le mondine lavoravano più del dovuto. Le donne. La Resistenza ha visto 2.800 partigiane donne, 19 medaglie d’oro ma nessuno ne parla. «Altro che pari opportunità! » Ancora una donna, Hebe de Bonafini, leader storica delle madri di Plaza de Majo, ci ha insegnato che occorre più legalità e occorre tirare su la testa.
«Come cristiano devo chiedermi cosa posso fare per il mio quartiere, la mia città, la mia nazione, per il mondo intero. Invece di Dio adoriamo
 gli idoli: denaro, spreco, tendenza a consumare quello che non possediamo. Ecco, quando il vescovo aiuta i poveri è un santo, quando cerca di capire le cause di quella povertà, è un comunista!» Il prete Don Gallo esorta la sua Chiesa a stare vicino alla società civile, e così le altre Istituzioni: ma a Genova nel 2001, per il G8, hanno lasciato 500 giovani senza servizio d’ordine, ed è stato un massacro: «Dov’erano i Partiti? dov’era il Sindacato?»
Don Gallo ci parla del suo quinto Vangelo che – citando De Andrè – è «in direzione ostinata e contraria», è poesia che guarda sempre al futuro in un mondo che non morirà per mancanza di amore: «il mio Vangelo è poesia e musica, va nel profondo, ci fa volare nella brezza non violenta. È antifascista, non c’è arroganza né intransigenza, è anticapitalista con una spruzzata di anarchia. È Persona UMANA che di fronte ai soprusi dice no.»
Infine riassume tutto in tre bussole di riferimento: la prima per i cristiani è il Vangelo di Gesù; la seconda è per tutti gli italiani: la Costituzione repubblicana del 1948, i cui tre primi articoli basterebbero da soli a riformare il mondo. Ricordiamoci che Dio ci ha dato da custodire la Terra! La terza è il vangelo laico di Faber De Andrè: dare voce agli ultimi, ai fragili, agli esclusi, ai carcerati: è l’aspirazione alla libertà per tutti.

Don Gallo ha concluso quella sua predicazione con l’ammonimento:
«Per quanto vi crediate assolti/ siete tutti coinvolti!»
Don Gallo ha dunque vissuto da Cristiano, amando e prodigandosi per tutti i diseredati che avvicinava senza paura, non temeva il pericolo perché era armato dall’amore e dal timore di Dio e la sua vita è stata davvero un esempio per tutti!
Dal Vangelo spesso viene suggerita la riflessione su come essere ed anche apparire cristiani, come si distingue un cristiano dalle altre persone: dalla gioia che porta, il soccorso e la solidarietà, l’umiltà dell’amore “perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” scrive San Paolo nella Lettera ai Romani (5, 5) e la Chiesa che Don Gallo amava e realizzava era così, la Chiesa dell’amore, la Chiesa descritta da papa Giovanni XXIII: «la Chiesa si presenta qual è, e vuole esse­re, come la Chiesa di tutti e particolarmente la Chiesa dei Poveri».
Grazie Don Gallo!

Pubblicato su La Piazza, anno 17, n° 6, giugno 2013

 

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