Bersani recita Nino Pedretti

DSC00061Il 28 febbraio sul palcoscenico del Teatro Bonci di Cesena per la serata “Non lo saprà nessuno, NINO PEDRETTI e le voci del Borgo”, Raffaele Bersani, Andrea Brigliadori, Denio Derni, Fabrizio Sirotti hanno interpretato monologhi e poesie del grande poeta santarcangiolese di cui quest’anno si celebra il 90° della nascita.
La rassegna ‘Poesia a Teatro 2013’ ideata da Franco Pollini, direttore del Bonci, presenta una novità scenica sorprendente: il sipario si apre sulla vista della grande sala vuota, i palchi – nel suggestivo ribaltamento prospettico – diventano gli spettatori privilegiati che accolgono nel proprio intimo spazio le voci della poesia. Il pubblico, divenuto scenografia, siede sul palcoscenico di fronte agli interpreti che danno le spalle alla sala fiocamente illuminata. Un rovesciamento dei ruoli in cui la Poesia è la Primadonna dalla gran voce vibrante.
I testi scelti spaziano a delineare l’uomo ed il poeta Pedretti con le sue disanime, le sue disillusioni, il suo coraggioso essere uomo, il se stesso che dignitosamente voleva essere: il figlio di quell’insignificante e contraddittorio padre che ha seminato in lui tutta quella poesia.

E’ mi ba ch’u m’à svargugnè / Ch’l’à pers tótt al batai / e’ mi ba ch’l’éra busèdar / e’ mi ba che biastmévva i soènt / e pu u s mittévva d’inznòc / davènti al madunini / […] / e’ mi ba, fra i ba e’ piò sgangarèd, / l’à scrétt dréinta ad mè / tótt al mi poesé.

Poesie e monologhi descritti da Pedretti come “galline bianche” che razzolano nel pollaio materno. Fogli bianchi che aspettano di accogliere le zampettate di galline dalle uova inchiostrate.
Sono andati in scena i grandi temi pedrettiani: il senso del sacro, il mistero della ragione della vita, l’incomunicabilità, il mal di vivere, il disincanto, lo sguardo divertito ed ironico e l’amore per la propria gente, la famèa, ovvero gli abitanti del borgo in cui risuonano al vòusi e dove le cose rappresentano l’alter ego umano. Le cose ci rappresentano, parlano di noi e per noi «bisognerebbe portarle nella tomba» dice il poeta, e, mentre le parole si disperdono, i cocci come i sassi restano a godere del privilegio di dialogare con l’universo illuminati dalla luna.
Il numeroso ed attento pubblico è rimasto incantato dagli interpreti che si alternavano ora nella lettura ora nella recitazione: Brigliadori, la voce fuori campo di Pedretti; Bersani e Derni interpreti – a memoria – dei monologhi e lettori delle poesie. Bersani ha letto quelle in dialetto pedrettiano (che Raffaele ha studiato per rispettare al vòusi), il santarcangiolese che come tutti i dialetti muta di contrada in contrada e Derni ha letto le poesie in italiano. Sirotti con il pianoforte elettrico ha sollevato delicatamente sulle note la metrica pedrettiana per tutta la serata.
La formula ideata per la rassegna in cui poeti, lettori e ospiti diventano tutt’uno sul palcoscenico, è riuscita a tenere alta l’emozione tra il pubblico che si è più volte commosso grazie all’appassionata interpretazione dei testi.

imagesIl nostro amato concittadino Raffaele Bersani è rimasto piacevolmente sorpreso di ritrovare sul palco alcuni amici cattolichini del “Lele fan club”: Vincenzo, Mara, Alessandra, Nives, Giovanna, Maurizio, Matteo, Daniele, Claudia e Gloria, ultima nell’ordine ma prima nel cuore di Raffaele.
Pubblicato su La Piazza, anno 17, n° 3 , marzo 2013.

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