quand’ero ancora un bambino e credevo scioccamente che gli uomini non piangessero mai

Ringrazio tutti coloro che oggi sono qui e insieme tutti coloro che, anche se in questo momento sono lontani, hanno saputo stare vicini e volere bene  a mio padre. E se qualcuno, oggi o in futuro, dovesse chiedermi che uomo era mio padre, beh, gli risponderei che era una persona semplice, ma complicata, come tutti noi. Dotato di grandissimi difetti, uniti però a splendidi doni chiamati pregi.

A volte era arrogante nelle discussioni, ma sempre era capace di avvicinarsi al cuore delle persone con profonda sensibilità.

Sapeva parlare, dunque – e forse lo faceva anche troppo, abusando di tanto in tanto della propria dialettica. Ma sapeva anche, magari un po’ a fatica, riconoscere di aver sbagliato.

Riusciva a dialogare con chiunque: giovani, anziani, amici stretti o persone conosciute solo superficialmente, per lui faceva poca differenza, a tutti concedeva attenzione e sorrisi, anche se non rinunciava mai alla propria libertà di pensiero.

E questa era la cosa che amavo più di lui: aveva sempre il coraggio di parlare le parole che riteneva più utili a rendere la discussione viva e importante…e nel parlare non temeva mai di essere duro, poiché mio babbo parlava sempre col cuore e portando sempre il massimo rispetto verso ogni cosa.

Il babbo si sentiva e si definiva “uno spirito libero e un libero pensatore”, ironia della sorte la sua malattia gli ha tolto proprio la facoltà di ragionare e parlare con piena lucidità, portandolo inoltre a muoversi senza quasi più sapersi orientare.

Tuttavia mio babbo negli ultimi giorni ancora cantava, scherzava, si preoccupava che tutti noi stessimo bene e ci riempiva per questo di complimenti e di bacini conceduti con tenera, ingenua dolcezza.

Gianfranco era un uomo buono, il primo uomo che ho visto piangere (quand’ero ancora un bambino e credevo scioccamente che gli uomini non piangessero mai) – ma Gianfranco è stato anche uno dei pochi esseri umani che, indipendentemente dalle circostanze, ho visto sempre capace di ridere, ma senza mai mancare di rispetto a nessuno.

Già, ridere… Rideva ai matrimoni come ai funerali, poiché, diceva: “forse il senso della morte non lo comprendo fino in fondo, visto che le persone continuo a ricordarle e così sento come se in realtà non fossero affatto morte”.

E a proposito di quest’aspetto ricordo che una sera di ormai qualche anno fa ci trovammo a parlare delle sue due grandi malattie: per noi parlare era una costante vitale, ma quella sera la conversazione fu strana: gli ricordavo infatti come in fondo era fortunato poiché la malattia agli occhi (che in genere conduceva alla cecità) in lui si era fermata ad uno stadio che gli consentiva almeno di vedere quel tanto che bastava per continuare a godere delle tante cose belle che ha sempre ammirato nella sua, forse negli ultimi anni un poco solitaria, vita. E sempre quella sera, gli facevo anche notare che nonostante l’Alzheimer, poteva ancora muoversi e pensare in piena autonomia. E così dicendo allora ci trovammo ad affrontare il discorso della morte e lo facemmo scherzando e ridendo. E quando subito dopo ci siamo guardati negli occhi come a chiederci che cosa stessimo facendo…ci siamo messi di nuovo a sorridere e fu in quel momento che lui mi disse queste parole che non scorderò mai: “Matti, vedi perché ti voglio bene? Perché tu sei un grande amico…”. E ci abbracciammo…

Ecco, io mio padre non l’ho mai visto come un amico, ma sempre e solo come mio babbo. Eppure il nostro rapporto era franco (come il suo nome), profondo, a volte fraterno, a volte amichevole, in una parola… intenso.

Gli devo tanto perché prima di tutto da lui ho imparato a non aver mai paura di noi stessi. Una delle ultime frasi che mi ha detto, infatti, è stata proprio questa: “va tutto bene, Matti, ma adesso ho solo paura di me stesso”. E lì ho capito che lui in realtà nemmeno in quel frangente riuscì ad avere paura di sé, bensì aveva solo paura di non potersi più fidare della sua libera mente.

Per concludere allora mio padre era un uomo che è stato capace di essere amico dei miei più cari amici e che è stato un giorno capace di far innamorare di sé una donna speciale. Io non so cosa fece per far sì che mia madre si avvicinasse a lui. Io non so cosa lei vide in lui. So però quanto entrambi hanno sofferto per il loro divorzio e so che ci sono stati anni difficili dove per loro anche salutarsi o incontrarsi è stato molto doloroso. Ma so anche che negli ultimi anni mia mamma ha ritrovato la voglia di occuparsi di lui ed è solo grazie a lei se oggi mio padre ha potuto salutare noi e questo mondo con grandissima dignità. Ecco, se una donna così speciale per buon cuore e generosità ha saputo a suo modo volergli bene per tutta la vita, allora questo è il segno che Gianfranco era anche lui una persona speciale.

Grazie mamma, davvero, perché senza di te il babbo non sarebbe stato accolto dalla morte con tanta, ammirevole serenità.

E allora grazie babbo – e ciao! – perché in passato ora e sempre… io ti voglio bene.

tuo figlio, il tuo “dadone”, Mattia

 

3 commenti

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3 risposte a quand’ero ancora un bambino e credevo scioccamente che gli uomini non piangessero mai

  1. Patrizia Mascarucci

    Grazie amatissimo figlio dal cuore pieno di fiori, non so se è vero che siamo speciali, certamente per te lo siamo, io so che tu sei veramente speciale e anche tuo padre lo sapeva!

  2. diana

    Ciao Mattia, anche per noi questo è un momento di dolore,come per te, ma le tue parole riscaldano l’anima. Ti sono vicina, diana

  3. Paola Pallottino

    Patrizia cara, che stupendo e toccante ricordo questo di Mattia. Grazie di avercelo fatto leggere. Vi abbraccio tutti e due con affetto. Paola

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