Aperitivo letterario: Claudio Roncarati e Gina Codovilli

10 dicembre 2011: terzo appuntamento di “Aperitivo letterario” presso il Centro Culturale Polivalente. Per il progetto Promozione alla lettura si sono confrontati Claudio Roncarati, psichiatra e psicoterapeuta con letture scelte dalla sua raccolta poetica La fata fatua e lo psichiatra e Gina Codovilli con il racconto autobiografico dal titolo Il mio principe, soffrire, crescere, sorridere con un figlio autistico.

Il progetto illustrato da Anna Sanchi presenta una serie di iniziative che l’Assessorato alla Cultura di Cattolica intende promuovere per fornire ai cittadini – ma non solo a questi – uno spazio ed un tempo dove ritagliarsi un momento di riflessione, di confronto e di arricchimento culturale a vari livelli.

Claudio Roncarati pratica la psicopoesia: un modo singolare di rimettere in circolo competenze preziose che nascono dalla saldatura della professionalità con la pietas, la nobile propensione degli antichi al compimento del proprio dovere nei confronti della società i cui perni fondanti erano lo Stato, le divinità e la famiglia, concezione ben distante dall’accezione odierna del termine.

Roncarati onora lo Stato dimostrando alta consapevolezza civica, coscienza e consapevolezza della responsabilità di cui si deve far carico qualsiasi “lavoratore” cui sia affidata la cura e la sicurezza delle persone. Ha senso “religioso” del dovere che trasforma la sua professione in una mission ed  accudisce come fossero familiari i pazienti che gli sono affidati.

Il dott. Roncarati approfondisce la conoscenza dell’ambiente in cui opera e si addentra fin nei meandri più nascosti e in quei sotterranei – i luoghi usuali della psichiatria – descrive la quarta dimensione (la prima è l’anamnesi, la seconda l’analisi, la terza la terapia) presentandola al pubblico nella sua veste umana: la dimensione poetica. Attraverso l’empatia, raggiungibile da chi non si perde nei ritmi imposti dalla quotidianità e dalle burocrazie, arriva a conoscere nell’intimo i suoi pazienti come i suoi colleghi e le persone che incontra sul lavoro.

Di tutto ci regala, con una scrittura ironica ma non pungente, il ritratto di personaggi, situazioni, passioni e sofferenze, a volte caricature disincantate ed affettuose, divertenti e irriverenti.

Tratta tutti i temi – anche quelli che sollecitano la pruderie – senza nascondimenti, a volte con crudezza, ma sempre in velocità per non lasciarsi coinvolgere, per non valicare la “soglia” della pazzia.

Ha uno sguardo amorevole anche per le professioni dimenticate come quella della Polizia Penitenziaria che ha incontrato in una delle sue tante performance. La poesia permette a Roncarati di vivere la professione senza snaturarsi, con la poesia lascia scorgere uno sguardo divertito anche su di sé: così curando gli altri cura anche se stesso.

Psichiatri:

Altri dispiegano carte e mappe
tracciano rotte per le loro flotte
che salperanno con i venti in poppa,
verso nuove scoperte, alla conquista!
Noi siamo quelli dentro le scialuppe
incerte, zuppi, navighiamo a vista.
Altri procedono con schiene dritte
tra le scienze esatte.
Noi, invece, ci incurvano i ricatti
di chi ci vuole guardiani dei matti.

Gina Codovilli, insegnante e madre di tre figli. Il terzo, Andrea, il suo principe bellissimo come tutti gli autistici, è un figlio speciale che, a 23 anni, non parla e non sa attraversare la strada ma percorre chilometri in bicicletta, nuota coi delfini, pattina ed è un perfetto compagno di viaggi.

Gina fa sembrare facile ciò che non lo è, è una madre coraggio che tutto ha superato per amore, che si è scrollata di dosso anche l’etichetta di “madre frigorifero” – secondo la definizione di Bruno Bettelheim, lo psicoanalista che individuò nel rapporto inadeguato con la madre la causa dell’autismo.

Resto per ore a cercare di tirarlo fuori dal suo mondo, egli è prigioniero di un folletto nella torre dove è andato a rifugiarsi.

Gina ha inseguito medici e terapeuti come in un pellegrinaggio, per portare giovamento al suo amato Andrea. Ha trascorso lunghissimi anni tra letture e rimedi per conoscere la malattia. Idroterapia, ippoterapia, musicoterapia, delfinoterapia, anche andare a mangiare un gelato era diventata una terapia. Poi le passeggiate, la bicicletta, la piscina, tutto e di tutto per agganciare il piccolo samurai ammattito.

Gina ha insegnato a Cattolica e qui ha ancora amici e parenti. Gli anni trascorsi qui sono stati bellissimi, racconta Gina al suo pubblico attento e partecipe, a quaranta anni è nato il terzo figlio, all’età di dieci mesi gli è stato diagnosticato l’autismo.

La diagnosi decretò che Andrea aveva già dato tutto quello che poteva dare. Dopo il dolore e la disperazione Gina ha reagito: la vita cambia, è una strada in salita e venti anni fa non c’era quasi nulla, ci siamo inventati metodi e modi per poter avvicinare Andrea. Lentamente ha acquisito capacità e competenze. Ha fatto anche le scuole superiori con grandi lotte con i presidi ed i dirigenti scolastici.

Ho deciso di scrivere la nostra esperienza la prima volta che Andrea mi ha guardato negli occhi, la maestra fu così brava che riuscì a scattare una foto (la copertina del libro) di quel momento preziosissimo e raro perché l’autismo è un problema di comunicazione e riuscire ad attrarre il suo sguardo è una cosa difficilissima.

Era amato soprattutto dalle sue amiche dalle quali si lasciava pettinare e coccolare come fosse un bambolotto.

L’esperienza di vita narrata dalla Codovilli non è una semplice, seppur importante testimonianza, è un dono, la condivisione di un’esperienza unica: il confronto con la diversità. La diversità è quell’aspetto del genere umano che ci permette di vedere sentimenti che non conosceremmo mai se non vi entrassimo in contatto. Così come donare è la possibilità di esercitare la caritas – l’amore gratuito che nulla chiede in cambio -, avvicinarsi alla diversità è ricevere in dono una umanità nascosta ricca di sentimenti, di movimenti, di suoni, gesti e sorrisi, di sguardi luminosi e sognanti, di caparbia volontà di riuscire laddove sembra impossibile. Quando l’esecuzione di gesti elementari rappresenta un’impresa ciclopica per “questi piccoli diversi”, lì appare un mondo da rivelare, lì ci sono vite che ci ricordano quanto siamo fortunati ad averli incontrati.

Ricevere un sorriso da loro è davvero un grande dono.

Claudio Roncarati, La fata fatua e lo psichiatra, Co-edizione Alpes-CFR, Roma, 2011. Ha vinto nel 2010 la prima edizione del Premio Franco Fortini.
Gina Codovilli, Il mio principe, soffrire, crescere, sorridere con un figlio autistico, Itacalibri, Castel Bolognese, 2010. Ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria del Premio Letterario Internazionale Mondolibri 2011.

Pubblicato su La Piazza, anno 16, n°2

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Dialogo con Luigi Filippini

Mentre scrivevo nè mortale né immortale, intervista a più voci a Vincenzo Cecchini, dato che lui non si ricordava “i fatti suoi” mi disse: – Ho un amico, l’architetto Filippini, chiediamo a lui, si ricorda tutto, è una persona molto sensibile e colta, discreta e ironica, amante della musica, della pittura, è sensibilissimo. Conoscitore della storia di Cattolica, è una miniera di ricordi, contestualizza gli avvenimenti, è un affabulatore.

Andiamo a casa dell’Architetto. Saliamo le scale: mi è apparso sul piccolo ingresso dietro una porta a vetri che io non ho visto – ho sbattuto la testa, la porta era chiusa – presa com’ero nell’osservarlo. Alto, dritto come un albero maestro, sorridente, mi ha accolto con un piglio festoso.

È stato colto da ictus: i movimenti a sinistra sono più lenti e quando parla sembra che rifletta su quello che dice.

Si è scusato per la difficoltà – lieve – di parola che padroneggia da persona che è abituata all’autodisciplina. La mano sinistra si è forse arresa ma lui no!

Vive in una casa inondata di luci naturali, dirette e soffuse, che porge l’intima e discreta natura dell’architetto: dal salotto-studiolo una finestra interna apre lo sguardo sulla camera da letto, e guarda sui tetti di via Mazzini e a destra sulla via Saffi, dove tiene d’occhio la Rocca Malatestiana, con cui certamente discorre rispettosamente dal conseguimento della maggiore età, e a est l’altra ala del corridoio fa volare lo sguardo su altri tetti, altri spazi… sembra la casa di un aviatore. Finestre che si inseguono nella luce che circola liberamente in ogni angolino che vela di toni caldi i quadri e i libri che avvolgono tutte le pareti.

C’è una neviera nascosta nella sua casa: non la può più vedere nessuno: è una presenza enorme fatta costruire da suo nonno; adesso è stata tagliata: ne hanno troncato la cima: sembra un po’ la storia della malattia dell’architetto: non pensate anche voi che le cose che ci appartengono ci rappresentano?

La neviera che immagino dipinta di bianco paglierino, è il cuore di un segreto, un segreto nel cuore, un uovo gigante che può contenere il candore della neve, delle anime che vi abitano, ci si può immaginare di poterlo guardare, entrandovi dentro, dal basso verso l’alto e nel suo guscio vuoto sentirsi immensamente grandi e protetti e sopra… il nido.

“Un inverno io ero depresso e molto stanco fisicamente e quel pomeriggio andavo lentamente verso casa sua perché lui mi rendeva la giornata più accettabile. Aveva fatto lo studio all’ultimo piano grezzo dell’Hotel Sole. Non c’era l’ascensore. Facevo una fatica matta, tremenda per andare su. Quando sono arrivato lui era completamente al buio in questo cantiere enorme, con le finestre tutte chiuse: era una camera oscura per sviluppare, c’era solo una lampadina rossa, dava l’acido con uno scopettone su una tela, un foglio grande come una stanza, era un ingrandimento enorme di un pezzettino di foto perché lui cercava “la grana ingrandita” per fare il quadro. Capirà, per me che dovevo essere concreto, veder lui con grande entusiasmo a spalmare questo acido con lo scopettone…!

Ho sempre sofferto di depressione, non mi sentivo un vincente, i progetti per me, una volta fatti… le cose fatte erano concluse, da voltare pagina.

“Non ero mai soddisfatto delle mie cose, anche quelle realizzate e che gli altri hanno ammirato, io ne conoscevo i segreti che altri non conoscono, le cose non dette…

- I difetti o i segreti?

“I difetti, il progetto di esecuzione, si sente un’amarezza dentro.

- Amarezza?

“È un mestiere, il piano regolatore, il permesso, la tua idea, l’idea del committente, l’impresario, l’esecuzione, alla fine se hai sbagliato non puoi più cambiare, rimane l’amarezza.

Il dopoguerra per me significò l’emigrazione a Roma per conseguire la laurea, che fu lunga e difficile: dovetti perfino dimenticare quello che avevo imparato al liceo artistico per disegnare. La mia formazione rispecchia l’incertezza dei miei insegnanti: tormentati alla ricerca di un linguaggio architettonico italiano dopo la parentesi fascista. Il mio rientro a Cattolica in pieno boom edilizio non è stato molto felice, l’impatto con la realtà è stato scioccante. Tutto quello che potevo fare all’inizio era la creazione di nuove ringhiere per i balconi e l’uso di colori diversi dal solito, la sopraelevazione di moderne casette per ricavarne delle pensioni”.

“L’Architettura oggi è ancora troppo legata ai finanziatori, all’impresa, al progetto, al cliente, al Comune, al permesso… ai compromessi… Ho vissuto il mio lavoro con amarezza: per questo mi sono innamorato di Vincenzo: lui spaziava come voleva e non accettava condizionamenti. Per me lui era un rifugio per cambiare ambiente, era il diverso, era quello libero di fare quello che voleva.

“Ho studiato al liceo artistico di Ravenna, lì mi sono innamorato di questa cosa perché c’era un professore che ci faceva progettare le tombe, era un geometra che faceva tombe e monumenti ai caduti… era uno spremere il cervello per fare delle cose nuove, non era copiare la mela o il vaso, era immaginare una cosa diversa, tua, stimolava la fantasia!

Ci mettiamo tutti e tre a ridere e Cecchini dice: - Stimolava di più la fantasia immaginare una tomba nuova che una mela!

Tanti i viaggi che fece insieme a Vincenzo e Mara: Roma, Macerata, Ascoli Piceno, fino in Svezia e in Olanda, a Milano quando erano stati Consiglieri Comunali, a Istanbul e in Grecia. L’amicizia che lo legava a Vincenzo era la sua cura contro gli affanni della vita quotidiana.

Pubblicato su La Piazza, anno 16, n° 2

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Aperitivo letterario: Vincenzo Cecchini e Marina Andruccioli

Durante il secondo incontro letterario Vincenzo Cecchini e Marina Andruccioli hanno dialogato uno in poesia e l’altra in prosa, «due diversi modi di suonare la stessa musica» ha detto Marina.

Il 3 dicembre 2011 Anna Sanchi, Assessore alla cultura di Cattolica, ha presentato il secondo incontro di Aperitivo letterario presso la Biblioteca comunale. Sanchi ha svelato al pubblico una terza musa coltivata da Vincenzo Cecchini: «Vincenzo grande artista, poeta, pittore – e anche cantante. È un fatto inedito: trenta anni fa col maestro Fiorenza era con noi nel Coro polifonico Città di Cattolica. Ho un bellissimo ricordo di lui mentre cantava al mio matrimonio.»

Vincenzo Cecchini, nato a Cattolica nel 1934, artista di rilievo nazionale legato alle avanguardie artistiche, alla continua ricerca della sperimentazione sui materiali, la cui imprevedibile cifra pittorica ha spaziato tra molteplici esperienze artistiche tra cui l’astrattismo, la pittura analitica e quella aniconica, il monocromo, oggi riparte con un ciclo pittorico denso di immagini evocative di trasparenze cattolichine per creare nuove suggestioni per la gente che ama e che dà vita alla sua arte e all’altra musa coltivata dal maestro: la poesia dialettale.

Durante l’incontro letterario ha letto poesie in dialetto cattolichino tratte dall’antologia centossessantasette poesie (La Grafica, 2004). La sua poesia più che un mezzo è un’arma per viaggiare nel tempo, nello spazio, nei misteri della vita da cui non si lascia né angosciare né sopraffare ma che lui domina con la forza della lingua madre, il dialetto cattolichino che un po’ stravolge e un po’ ricrea, come gli è proprio ed usuale. La creazione di nuove dimensioni è la molla ispiratrice e padrona della sua arte e vita. Il ritmo del vernacolo rinvia al battito cardiaco, ai suoni ancestrali, rassicuranti, immediatamente comprensibili anche da chi poco conosce quella lingua: sono il ritmo e l’andamento che favoriscono il processo empatico di percezione della visione del mondo del poeta.

Cecchini rassicura, rasserena, dona perle di umanità e saggezza che scavano nel profondo dell’animo umano, dando al mistero che lo affascina una veste musicale che addolcisce le paure come lettura del quotidiano, quell’accidente che ci capita di incontrare e che dobbiamo abbracciare senza paure perché la vita è poesia, arte e bellezza.  Cercando il bello attorno a noi non possiamo che trovarlo in ogni esperienza ed in ogni angolo della nostra città a partire da quel mare che ci culla, ci ricopre di luce, di suoni ed odori e fa da cassa di risonanza ai nostri sentimenti come la campana il cui squillo si fonde con la risacca dell’onda.

Garben: Quand l’è garben/ i è l’eria/ che t’entra ti oc.// La t’impines la testa.// Li nuvle li cur/ e la foia/ la s’arugla par tera.// L’è al rispir dal Signor/ cum met in crisi.

Garbino.  Quando è garbino | c’è l’aria | che ti entra negli occhi. || Ti riempie la testa. || Le nuvole corrono | e la foglia | si arrotola in terra. || È il respiro del Signore | che mi mette in crisi.

Marina Andruccioli ha presentato letture tratte dal suo secondo libro, La lista dei sogni  la cui protagonista è una quarantenne che scopre di essere malata. “Le persone malate - scrive Marina – reagiscono in due modi: o il cervello si rifiuta di pensare, e allora tutto diventa bianco, incolore, insapore, senza emozioni. Compresa la vita. Oppure tutto è colore a tinte forti, tutto rimbomba vigoroso, i pensieri rimbalzano poderosi sull’anima ferita e amplificano le paure, le domande rincorrono le angosce in un gioco di specchi. E’ così per tutti quelli che lottano contro una malattia? Non lo so. E’ stato così per me.

Un giorno sei sano e nuoti a stile libero come un pesce che si fa strada tra la corrente della vita, un minuto dopo sei un’alga senza spina dorsale che viene trascinata dall’impeto della notizia della tua malattia“.

La sua è una scrittura lieve, accompagna il lettore nei pensieri e nei sentimenti dell’autrice, nelle sue esperienze di vita quotidiana, esperienze e pensieri che riguardano i grandi temi della vita e Marina li affronta tutti: le grandi scelte, il viaggio, l’amore, la ricerca dell’anima gemella, la paura, il tempo, il ricordo ed il confronto con la madre, la malattia, la morte, la fede.

Il messaggio della Andruccioli riporta la sua vita o quella del vicino della porta accanto su sentieri comuni all’umanità da sempre in cerca di risposte: le risposte di Marina viaggiano sui binari della speranza arricchita dalla fede, compagna discreta ma irrinunciabile, e da un sano ottimismo che ha trovato vigore e fondamento in una frase di Asimov letta in gioventù: “la mia massima soddisfazione è prendere qualcosa di ragionevolmente intricato e renderlo chiaro passo dopo passo”. Scrivere per gli altri, dare ai lettori la sua interpretazione del mondo è oggi la concretizzazione di questa massima, uno dei sogni della lista realizzato.

Marina Andruccioli, La lista dei sogni (Albatros Il Filo, Viterbo, 2011)

Vincenzo Cecchini, centossessantasette poesie (La Grafica, 2004)

Pubblicato su La Piazza n° 16, gennaio 2012

http://www.lapiazzarimini.it/2012/dialoghi-tra-poesia-e-prosa/

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Aperitivo letterario: Maria Teresa Codovilli

Sabato 26 novembre 2011 alle ore 18:00, al Centro Culturale Polivalente è iniziato il ciclo di incontri di poesia e letteratura Aperitivo letterario organizzato dalla Biblioteca Comunale. I prossimi appuntamenti saranno il 3, il 10 ed il 17 dicembre con gli autori Vincenzo Cecchini e Marina Andruccioli, Claudio Roncati e Gina Codovilli, Pasquale D’Alessio e Stefania Maestri.

Il progetto Promozione alla lettura, che pone a confronto un poeta ed uno scrittore, è stato presentato dall’Ass. alla Cultura Anna Sanchi come «un’occasione per riempirci il cuore di poesia e di letteratura, un’iniziativa tesa a favorire l’incontro tra i cittadini, i poeti e gli scrittori locali e quelli legati al territorio».

Maria Teresa Codovilli ha letto poesie tratte dai suoi libri Il viaggio mi percorre e L’ora che riarde.

La poetessa si è rivolta agli ascoltatori dicendo: «Sono felice di questo scambio tra di noi, di riflessione in cui il momento più giocoso della mia prima poesia cede il passo allo stadio interiore che accoglie il viaggio della vita che percorriamo, in realtà è il viaggio che ci percorre. Nella poesia il senso è spesso inesprimibile, è sempre oltre la soglia.

Il tempo passa e noi passiamo con il tempo e ci affollano tante domande che rimangono senza risposta. Il poeta Andrea Zanzotto alla domanda “Cosa ha capito nel suo lungo percorso di vita e poesia?” rispose: “Niente!”

Questo niente è il fiume della vita che mi dà questo spunto per la poesia, un fiume che scava e l’acqua che non trattiene. Poesia è amore, passione ma soprattutto accoglimento».

Tra le tante lette citiamo le poesie: L’angelodibrace ricordo del padre che non è più “come allora padre / quando mi conducevi nel meraviglioso tempo d’ognincontro, / per la mano”; Di ceduo incedere rinvia alla metafora del «giorno che si conclude bruciando/ardendo in cirri e cirri di luce»; Nella sera inconsutile ricordo del primo incontro d’amore con suo marito, l’artista Augusto Gennari, narra l’«inizio del nostro viaggio d’amore evocato dal canto dell’usignolo nella sera che non si consuma mai»; Nell’arpa ondulante delle tende descrive la madre mentre accosta le tende con un movimento che le ricorda l’arpa, strumento che rinvia alla mitologia. La madre, per l’effigie eretta ed ancora armoniosa, le dà l’idea di una dea, una “danzatrice sacra / che veglia assorta nel suo tempio”.

Ha letto Neve di mare dicendo: «il mare m’incanta, mi piace fantasticare sulla scogliera e quel giorno il mare era agitato, l’onda s’infrangeva sugli scogli e la spuma era come la neve. Al mare, sulla scogliera sento la necessità di essere ripercorsa dalla passione e dalla gioia della parola poetica».

Roberto Buscarini, milanese, ha presentato Protagonista senza nome, giallo il cui protagonista uccide solo donne, fatto che gli ha permesso di parlare dell’attualità che vede il dilagare di una gratuita quanto esecrabile violenza sulle donne; di parlare della giustizia, necessaria alla convivenza quotidiana. Infine di agire come l’archeologo che scava le tracce del passato riuscendo a modificare la storia, «a mettere il bisturi nella storia» dice, ricollegandosi con una iperbole al bisturi del chirurgo della Domus ritrovata a Rimini e cioè di indagare il lato oscuro che si cela nell’uomo.

Maria Teresa Codovilli, Il viaggio mi percorre, Tracce, 2009, insignito del 2º Premio ex aequo (1º C. Calabrò) al prestigioso Premio I Murazzi – 2010 a Torino. L’ora che riarde, Genesi, 2005.

Roberto Buscarini, Protagonista senza nome, Cinquemarzo, 2011.

Pubblicato su La Piazza n° 43, dicembre 2011

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AUGURI DI PACE AMORE E BENE…  le vanità passano. Patrizia  

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Cambiare niente per non cambiare tutto

Il Circolo Pd di Gradara da febbraio ad agosto 2010, in 7 mesi, con l’aiuto di pochi iscritti e simpatizzanti mise nella buca delle lettere di tutto il comune che comprende 8 frazioni su 17,5 km quadrati, volantini per avvisare la popolazione di iniziative quali: la prima Festa democratica a Gradara dopo 18 anni di inattività pubblica, con il salotto filosofico condotto da Loris Falconi, ospite l’On. Oriano Giovanelli sul tema: «Le favole della televisione: politica e crisi economica tra realtà e finzione» al quale parteciparono con interesse 80 persone; «I cambiamenti climatici: una sfida per la nostra comunità –  Rinnovamento energetico: sfida per il mondo economico e sociale» con Luigino Quarchioni Presidente regionale Legambiente Marche e la proiezione del film “Una scomoda verità” (Oscar 2007); la partecipazione alla campagna elettorale per le elezioni prima provinciali poi regionali con volantinaggio, visita alla Coopetativa IRSS Aurora, all’Azienda VIET, giro nel Borgo e visita ai negozi e un incontro con le Associazioni; “Nuovi stili di vita: i Comuni virtuosi, un breve viaggio attraverso l’Italia che cambia”, con proiezione del dvd “Viaggio nell’Italia dei Comuni a 5 stelle” e l’intervento di Gianluca Fioretti, Presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Virtuosi Italiani; incontro con Simonetta Romagna, candidata al Consiglio regionale delle Marche e proiezione del video “Il corpo delle donne”; la conferenza-dibattito sul tema: “Sanità, fede, laicità. Riflessioni dal libro “Quel che è di Cesare” di Rosy Bindi con il dott. Ernesto Preziosi e l’on. Oriano Giovanelli ed il candidato regionale Almerino Mezzolani; l’inaugurazione della sede del Circolo PD Gradara in via Borgo mercato; domenica 28 febbraio pranzo (102 persone oltre agli addetti ai lavori) a base di pesce per autofinanziare il Circolo PD Gradara con la partecipazione del candidato regionale Almerino Mezzolani.

Dal 2 agosto 2010, dopo la Festa del PD, il circolo, che veniva aperto tutti i lunedì sera, cessa ogni attività: si disse che se si doveva continuare con iniziative cui partecipano le solite 30 persone non valeva la pena di continuare a spendere energie (le nostre!) e che le iniziative andavano concordate (con chi andavano concordate si capì in seguito): non venne nemmeno preso in considerazione che 30 persone ad una serata politica sono tante e che informare il paese sulle iniziative del circolo PD è comunque un’iniziativa importante per il territorio.

Il nodo è tutt’ora su chi decide cosa e in quale ruolo lo dica e decida e, soprattutto, quali finalità si proponga.

La funzione precipua dei partiti dell’era post-craxiana si è vieppiù configurata come propulsiva dei “comitati elettorali”, non si favorisce più la discussione sul progetto politico né sulla fusione tra le due forze politiche Ds-Margherita che hanno dato luogo al PD e tanto altro ancora.

Vi chiedo: «Il mondo ha ancora bisogno dei Partiti?», se sì, dico: ri-fondiamoli.

Nei circoli non si ragiona più di quali idee e valori etici sostenere, quali scelte politiche perseguire, se sia giusto il sostegno alla famiglia tradizionale o alle coppie aperte; se le case popolari si possono fare e a chi si debbano assegnare, cosa significhi “un voto per la vita”, quale sviluppo sostenere, ecc.. Una volta la vivacità e l’entusiasmo degli iscritti e simpatizzanti trasformava i circoli in fucine di accalorate discussioni, si litigava su quali iniziative mettere in campo prima di altre.

Quando il Circolo PD di Gradara ha messo in campo l’iniziativa sui Comuni virtuosi, l’Amministrazione non ha inviato neanche un rappresente per i saluti sebbene fossero presenti amministratori dei comuni limitrofi ma anche dell’entroterra, né per l’iniziativa “Sanità, fede, laicità” ed altre. Se un Amministratore del PD non partecipa alle iniziative del suo Circolo PD ma quando partecipa dice che le iniziative non servono, c’è qualcosa che non fa tornare i conti… Quando l’Amministratore si presenta in campagna elettorale e scrive di essere Consigliere Provinciale senza indicare espressamente «Consigliere provinciale del PD» cosa si dovrebbe pensare? Quando parla nel circolo, parla il sindaco o l’iscritto? Quando decide il piano triennale dei lavori pubblici chi ha consultato?

Il Partito una volta dava indicazioni agli Amministratori locali sulle linee guida: il sociale, la pulizia delle strade, l’ordine e la sicurezza, quale sviluppo per il paese…

Poi abbiamo assistito alle scelte demagogiche dell’era micucciana ed assistiamo ancora a scelte demagogiche come quelle dettate dalla caparbietà del Sindaco Curti di Gabicce mare che ha contro tutta la città e non solo (le firme contro l’eco mostro sono state raccolte in tutt’Italia) ma che vuole a tutti i costi il devastante ampliamento del porto sull’amena Baia Vallugola: di fronte a tutto questo i politici, gli amministratori, gli assessori vice sindaci ex Pci, i coordinatori dei circoli restano in silenzio. Assistiamo alla negazione della trasparenza da parte di sindaci che non portano da 2 anni in consiglio comunale il bilancio di società partecipate al 95%; constatiamo le scelte di sindaci che indebiteranno considerevolmente i cittadini per opere non necessarie soprattutto in tempi in cui ben 11 piccoli imprenditori veneti e, il 23 ottobre u.s., un operaio disoccupato della Scm Morbidelli di Pesaro a 57 anni si sono suicidati.

Oggi c’è troppa disinvoltura nei modi del fare amministrazione, prima c’era “troppo partito”, oggi ce n’è troppo poco e chi dovrebbe esercitare quel ruolo propulsivo della fucina delle idee, chi dovrebbe dare le linee guida o dimettersi, resta fermo al palo.

Mi amareggia constatare che le persone di spessore che sono in grado di riconoscere le politiche sane restino in silenzio dimostrando di non comprendere più l’avito detto che chi tace acconsente e spesso diventa complice delle cattive scelte.

Oggi i partiti ponderano e frenano su tutto perché iniziative o esternazioni caratterizzate potrebbero allontanare o deludere l’elettorato e l’amministratore di turno non può permetterselo.

Le discussioni a Gradara – ma anche nel resto dell’italietta berlusconiana che non a caso viaggia insieme ai Bossi ed ai Renzi di turno (che ha dichiarato di essersi impegnato nell’associazionismo rendendo manifesto che l’impegno sociale di fatto viene considerato un possibile bacino elettorale) – vertono sulla convenienza e sull’opportunità di continuare ad incontrarsi e  confrontarsi, di decidere iniziative pubbliche e cercare di capire cosa ci sta accadendo intorno o se concentrarsi sulle tornate elettorali.

Vi domando: dov’è la differenza? Da cosa si riconosce chi è di destra o di sinistra?

Non ci si dovrebbe chiedere, dato che in Italia 1 italiano su 2 vota centrodestra, se sia il caso di esercitare una qualificata opposizione, risorsa enorme per qualsiasi grande Paese, o se, dato che il centrosinistra riunito con la sinistra vincerebbe alla grande, sia il caso di favorire un Laboratorio della governance democratica invece dello sbandierato Laboratorio delle Marche che ha regalato all’UDC l’Assessorato all’ambiente dei VERDI? E ora, con la fuga dimissionaria del Presidente del Consiglio Regionale delle Marche Vittorino Solazzi ex democristiano eletto con il PD, quali riflessioni e conseguenze dobbiamo aspettarci? Quali prospettive, dopo l’annuncio del Cardinale Bagnasco del 18 ottobre 2011 al convegno dei Cattolici a Todi: «Ricordiamo i principi non negoziabili..», sulla scena politica italiana e marchigiana, un tempo feudo DC?

Cari lettori, la mia anima catto-comunista non defetta ma non ne vuole sapere di frenatori e di rottamatori che poi sono la stessa cosa: populisti che rovistano nei bisogni e nei timori della gente anziché ri-creare un movimento di crescita che punti sullo sviluppo sostenibile, sulla razionalizzazione delle risorse, sulle politiche sociali, sulla solidarietà, sulla cultura, sulla trasparenza che è la vera compagna della legalità.

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Condividere servizi e spese: una risorsa per i bilanci

Il Comune di Gradara ha bandito un concorso (scade il 15/11/2011) per la copertura di un posto di “Istruttore direttivo di vigilanza” mediante mobilità volontaria.

Il vantaggio di questo tipo di concorsi è quello di poter assumere personale con esperienza, aspetto fondamentale per il buon funzionamento dei servizi.

Il fatto è che Gradara, da circa un anno, si è avvalsa della collaborazione per due giorni la settimana di personale direttivo del Comune di Gabicce Mare sopperendo in questo modo alla vacanza del posto in questione.

Sarebbe stato meglio bandire un concorso per un vigile impiegabile sul territorio di Gradara che non è a sufficienza monitorato e continuare con la collaborazione con il personale direttivo dei Comuni limitrofi. Tale scelta, poiché un vigile costa meno di un istruttore, avrebbe permesso di retribuire entrambi con pressappoco lo stesso importo di spesa, ma con il vantaggio di avere un vigile in più.

Oggi la soluzione alla carenza di fondi per i Comuni è quella di condividere servizi per risparmiare sulle spese, ma l’Amministrazione di Gradara a quanto pare non è di questo parere tant’è che anziché trovare soluzioni condivisibili con i Comuni limitrofi anche per il campo sportivo, ha deciso di investire complessivamente un milione e trecentomila € (in due tranches) per la riqualificazione del campo di calcio di Fanano Massignano, scelta a quanto pare condivisa nel Consiglio comunale del 20 giugno scorso anche dal gruppo di opposizione “il Futuro per Gradara”.

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Consiglio del 30 luglio & comments

Sabato 30 luglio 2011 ore 10,00 si è svolto il Consiglio Comunale di Gradara presso il Teatro Comunale. L’ordine del giorno comprendeva oltre alle comunicazioni del Sindaco (che forse tratterò in un altro articolo) e l’approvazione dei verbali della seduta precedente i seguenti punti:

3) Adesione del Comune di Gradara alla campagna mondiale per l’attribuzione del premio Nobel per la pace 2011 alle donne africane, Campagna Noppaw (Nobel Peace Prize for African Women) su cui ha riferito Diana Abbondanza, Presidente del Consiglio Comunale: il Comune si è impegnato ad avviare almeno una iniziativa in favore della vita e della pace per sensibilizzare la popolazione sull’importanza dell’impegno [attraverso dolorose avversità, n.d.r.] della donna africana per il sostentamento e lo sviluppo del proprio popolo. Voto unanime.

4) Sull’affidamento a terzi del servizio di refezione scolastica ha riferito l’Assessore Caterina Del Baldo che ha illustrato lo status quo che ha portato alla decisione di avviare l’iter necessario per affidare a terzi la gestione di parte del servizio di refezione scolastica. La mensa scolastica fornisce pasti alla scuola materna per 5 giorni la settimana; alla scuola elementare 1 giorno alla settimana; a due classi a tempo pieno 5 giorni la settimana; infine al centro estivo che quest’anno ha visto iscritti ben 180 bambini. Complessivamente si passa da 30 mila pasti l’anno (2009/2010) a 40 mila pasti per il 2011/12.

La normativa (Dlgs 155/97, protocollo Haccp sulla sicurezza alimentare; Dlgs 163/2006, codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive CE; Dpr 207/2010, codice contratti pubblici) prevede che per lavori, servizi, forniture per importi superiori a 50 mila €, siano indette gare pubbliche con bando. Il Comune si è impegnato a mantenere l’attuale numero di dipendenti a tempo indeterminato (in leggero sovrannumero rispetto alla normativa vigente); ad utilizzare per la produzione dei pasti le proprie cucine in modo tale da non alterare in alcun modo l’attuale qualità della refezione; ad accogliere le richieste dei familiari per i prodotti a km zero, biologici e menù per vegetariani e per bambini con esigenze particolari.

L’opposizione, nella persona del Consigliere Andrea Gabellini, ha annunciato il voto contrario in quanto il personale che si occupa della refezione «è stato formato [secondo i protocolli vigenti in materia di norme igienico-sanitarie]» e ha detto che «tutti parlano bene della refezione, non vedo perché andare a modificare [l'attuale status quo]».

Il Capogruppo di opposizione Fabrizio Baldassarri ha aggiunto: «Secondo noi si apre la strada al catering e a società che abbassino il prezzo e speculino sulla qualità dei prodotti. Chiaramente ci sarà il modo di vincolare per evitare [l'abbassamento della qualità e del servizio] che ci siano pasti precotti [e/o] già confezionati. Chiediamo che i pasti biologici e a km zero siano venduti allo stato grezzo.

L’Assessore Del Baldo ha assicurato che la refezione è considerata molto importante e che è stato fatto uno studio di fattibilità in cui sono state inserite queste richieste; che i pasti verranno preparati nelle attuali cucine; che il personale a tempo determinato [si auspica] che venga riassunto tramite lo Sportello per l’Impiego ed inserito nella Cooperativa o altro tipo di Società di gestione che si aggiudicherà il bando; che sarà fornita una scheda tecnica per gli alimenti DOP e IGP e che non si scenderà di livello qualitativo.

Dopo alcune precisazioni del Sindaco, il Consigliere Baldassarri ha aggiunto che le rette sono sufficienti a garantire l’attuale efficienza del servizio di refezione e che teme che il servizio con le modifiche proposte verrà a risentirne.

L’Assessore ha chiarito che il servizio costa 160.800 € annui; il personale a tempo indeterminato percepisce 65.000 €; quello a tempo indeterminato 28.000; le rette ammontano ad 84.000 €; il Comune eroga la differenza (di cui 11.762 per rette a carico diretto per esenzioni). La Minoranza ha votato contro.

5) Approvazione dell’accordo di permuta di proprietà tra il Comune di Gradara e il Sig. Lombardi Pio che cede un frustolo di terra adiacente al marciapiede in cambio dell’equivalente terreno (55 mq) di proprietà comunale con possibilità di ampliamento del fabbricato; tutte le spese sono a carico del richiedente. La Minoranza si è astenuta.

6) Approvazione dell’accordo di permuta di proprietà tra il Comune di Gradara e la Ditta I.R.S. L’Aurora Soc. Coop. Sociale (Comunità tossicodipendenti); questo punto è stato rinviato per valutare meglio il progetto di ampliamento del fabbricato.

7) Approvazione del regolamento per la concessione in uso temporaneo e occasionale di locali e strutture del Comune di Gradara che disciplina la concessione di locali e strutture comunali a privati, enti, associazioni e partiti (es.: sala polivalente, ecc.). Voto unanime.

Il punto 8 prevedeva la comunicazione del prelevamento dal fondo di riserva di 4.500 € per il personale della Polizia Municipale.

L’opposizione ha fatto una meritoria esternazione per la preoccupazione che un servizio efficiente quale quello refettivo gradarese possa scadere di qualità e, nonostante le assicurazioni e la documentazione fornita dall’Amministrazione garantita in tal senso, ha votato contro.

Trattandosi di un atto che recepisce la normativa vigente la minoranza poteva astenersi o votare a favore pretendendo l’inserimento puntuale di norme di controllo, come una verifica sulla scadenza dei prodotti, cioè che non vengano acquistati prodotti a scadenza ravvicinata che costano meno; verifica su base mensile e/o con pagella di gradimento dei familiari o di una costituenda commissione ad hoc (sempre che già non ci sia) per il servizio complessivo, ivi compreso il personale (dietista, eventuale psicologo, educatore, ecc.) e prevedere la possibilità di rescissione anticipata per inadempienza o inadeguata gestione, penali, ecc..

Mi ha sorpreso il voto a sfavore perché nella seduta consiliare precedente (del mese di giugno) l’opposizione ha approvato all’unanimità il Piano Programmatico dei lavori pubblici, fatto alquanto emblematico in quanto si sa che approvando tale atto si avvallano le scelte politico-economiche che non si concorre ad individuare in quanto proprie dell’Amministrazione in carica.

Tale voto avrebbe dovuto essere meditato anche perché tale piano è in parte già stato individuato dall’Amministrazione uscente; averlo votato significa averne assunto l’onere e l’opposizione ha già iniziato a criticarlo avversandolo on line ma non solo…

Nel Consiglio precedente, un Consigliere della minoranza ha chiesto, per incentivare le nuove costruzioni, l’eliminazione dello standard di verde pubblico: vorrei vedere che si tornasse indietro anche su Leggi -apparentemente- intoccabili, come è d’uopo dire visti i “mala tempora currunt” in cui le leggi vengono sbeffeggiate a suon di voto di fiducia, Leggi che ancora garantiscono una qualità media della vita dei residenti! I marciapiedi, i parcheggi e le aree verdi sono per lo più insufficienti e maltrattate, senza standard torneremmo agli anni che vanno dal dopoguerra agli anni ’50, con le conseguenze che ancora oggi paghiamo in termini di viabilità, messa in sicurezza di certe strade, vivibilità, ecc..

C’è forse chi pensa che rappresentare gli elettori sia un impegno facile, non è così: occorre informarsi su tutti i punti dell’ordine del giorno (i dipendenti comunali sono sempre a disposizione per chiarimenti nonostante gli impegni); visionare le Leggi relative all’argomento oggetto di voto; capire e studiare il bilancio; visionare il PRG vigente; avere, se possibile, la memoria storica del territorio e delle scelte fatte, delle “grane” ricevute (che l’Amministrazione in carica deve risolvere senza rinviare ad altri le proprie responsabilità gestionali) e di quelle che si aggiungono in fieri. Occorre capire come funzionano gli Uffici; quali compiti e mansioni abbiano i dipendenti.

Dopo aver acquisito il minimo bagaglio di “sopravvivenza” occorre ricominciare da capo perché c’è sempre qualcosa che non si riesce a sapere in tempo utile.

L’apporto della minoranza/opposizione al funzionamento delle Amministrazioni è un valore aggiunto, una ricchezza per il paese ed il controllo sugli atti è il precipuo compito istituzionale di tutto il Consiglio che con il proprio voto si assume in solido la responsabilità degli atti approvati dalla Giunta.

Insomma, voglio dire che, senza voler entrare oggi nel merito delle scelte dell’Amminisrazione, aver approvato le linee programmatiche della maggioranza non è stata “una gran mossa”.

Buon lavoro a tutti.

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Il dott. Giovanni Miceli si congeda

Il dott. Giovanni Miceli, Segretario Comunale di Gradara, va in pensione, lo annuncia il Sindaco, prof.ssa Franca Foronchi durante il Consiglio Comunale del 30 luglio 2011. Dice il Sindaco: «Termina la collaborazione professionale con il congedo del dott. Miceli, dal 1° agosto in ferie. È l’ultimo Consiglio Comunale al quale partecipa. A lui va il riconoscimento della collaborazione e professionalità. Con il Sindaco c’è stato un rapporto costruttivo e trasparente». Ha aggiunto di essere molto contenta e grata per i suoi consigli soprattutto per l’inizio del mandato amministrativo e per il confronto, a volte contrastante, ma sempre nel reciproco rispetto e per il bene della città. «Consegno una targa ricordo al dott. Miceli dalla scritta:  -Un sincero ringraziamento per il lavoro prestato per il Comune di Gradara, il Sindaco e tutto il Consiglio Comunale-» Ha consegnato inoltre una lettera e in dono una macchina fotografica.

Da parte sua il dott. Miceli ha ringraziato il Signor Sindaco «perché ho la piena consapevolezza che Franca le cose che dice le pensa; ho cercato di fare il mio dovere, mi scuso se qualche volta ho fatto “arrabbiare”, ho condiviso, al di là dei rapporti di lavoro – lavoro che crea anche rapporti di amicizia – le scelte. Mi sento davvero un segretario Comunale fortunato perché le parole di Franca sono le migliori per terminare un’importante attività, ho avuto la fortuna di terminare la carriera in una meravigliosa cittadina.

Ringrazio cittadini e dipendenti per la collaborazione e il modo in cui si sono relazionati nei miei confronti per il bene della città e nel rispetto delle Istituzioni e delle regole. Ho condiviso i principi, i valori e gli obiettivi dell’Amministrazione Comunale che interpreta i propri compiti con [lo] spirito [e nell'] interesse della comunità con alto senso istituzionale, al di là delle convinzioni politiche e personali.

Concludo la mia carriera con piena soddisfazione e Gradara sarà sempre con me».

Ha poi offerto un buffet ai presenti ed anche a me che dopo aver mangiato e bevuto, voi tutti caramente saluto.


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Consiglio del 20 giugno & comments

Lunedì 20 giugno si è tenuto il 2° Consiglio Comunale della Amministrazione Foronchi, eletta con una maggioranza plebiscitaria, l’82,88% degli aventi diritto al voto, cioè il 51% dell’elettorato attivo, nonostante il Comune di Gradara abbia visto la minor affluenza del circondario. I punti all’ordine del giorno si possono consultare su <http://www.comune.gradara.pu.it/index.php?id=32&tx_ttnews[tt_news]=8006&tx_ttnews[backPid]=325&cHash=989f8a22db&MP=31-4713>, quello che voglio qui esporvi sono alcune considerazioni di carattere personale sul Consiglio stesso.

Non me ne vogliano coloro che qui si troveranno descritti, penso che dire apertamente ciò che si pensa aiuti a far ‘circolare’ la democrazia con beneficio di tutti.

Dunque entro subito in argomento e non vi lascio ad aspettare oltremodo a bocca aperta, e già, perché ad un certo punto della serata a bocca aperta ci sono rimasta io!

Dunque al punto 2 si trattava della Presentazione delle linee programmatiche di governo (comprendenti il piano programmatico dei lavori pubblici) ed al punto 7 si trattava della Ratifica atto Giunta Municipale del 7/6/2011 n. 65 avente ad oggetto: ”Variazioni del bilancio 2011”.

Si tratta di bilancio preventivo del 2011 con spostamento di somme per coprire la spesa di circa 13 mila € per il centro estivo poiché i bambini iscritti quest’anno hanno raggiunto il ragguardevole numero di 180, e circa 142 mila € per il versamento dell’IVA sulla vendita del terreno in zona artigianale Fanano Massignano.

Vorrei fare un passo indietro ed illustrare le proposte molto ben espresse dal Consigliere Luca Tamburini che proponeva, tra l’altro, di costruire il bus terminal anziché sotto la Rocca verso Pesaro, zona Farneto, di fronte alla casa Antonioli (di proprietà della BCC di Gradara).

Il Sindaco, prof.ssa Franca Foronchi, magistralmente da qualificata insegnante, con grande garbo e rispetto per le cariche istituzionali quali, nella fattispecie, quella di Consigliere e con vero intento informativo esortava con saggezza la minoranza a prendere visione del PRG licenziato nel corso dell’anno 2008 e successive varianti.

Infatti tutte le idee hanno diritto di cittadinanza salvo verifica di fattibilità. Con questo non voglio dire che tutto deve restare immobile e vincolato al PRG qualora si trovino soluzioni migliori di quelle prospettate…

Tornando a noi, i Consiglieri di minoranza, appena insediatisi, alla prima esperienza politica ed amministrativa, al 2° Consiglio Comunale, il primo che tratti di voci di bilancio e di piano programmatico dei lavori pubblici, secondo voi cosa avrebbero dovuto votare?

A voler essere coerenti con le proposizioni politiche espresse nei 2 consigli comunali e cioè di voler esercitare una opposizione collaborativa e propositiva (noi ex della lista Centrosinistra per Gradara – anno 2005-2011- la sappiamo lunga su questo e sui risultati conseguenti) ci si poteva aspettare un bel voto di astensione dando così ampia fiducia alla maggioranza che fin qui ha governato.

Ebbene, loro hanno fatto di più: la minoranza ha votato a favore del piano programmatico del lavori pubblici e del bilancio!

Votando a favore si sono assunti responsabilmente le conseguenze delle scelte mese in campo da un’Amministrazione che esprime la sua continuità politico-programmatica.

Ho visto in questi giovani coraggiosi che si sono posti in gioco senza esperienza politica né amministrativa una gran voglia di mettersi alla prova per governare coscienziosamente la città, ho visto quell’entusiasmo che dovrebbe caratterizzare tutte le nostre azioni quotidiane ed in particolare i politici e gli amministratori pubblici.

Voglio chiudere con un bell’augurio a tutti gli Amministratori, coraggio, la strada è lunga ed in salita ma non bisogna demordere, gli inciampi come l’apprendimento di cose nuove aiutano a crescere e a far crescere.


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