10 dicembre 2011: terzo appuntamento di “Aperitivo letterario” presso il Centro Culturale Polivalente. Per il progetto Promozione alla lettura si sono confrontati Claudio Roncarati, psichiatra e psicoterapeuta con letture scelte dalla sua raccolta poetica La fata fatua e lo psichiatra e Gina Codovilli con il racconto autobiografico dal titolo Il mio principe, soffrire, crescere, sorridere con un figlio autistico.
Il progetto illustrato da Anna Sanchi presenta una serie di iniziative che l’Assessorato alla Cultura di Cattolica intende promuovere per fornire ai cittadini – ma non solo a questi – uno spazio ed un tempo dove ritagliarsi un momento di riflessione, di confronto e di arricchimento culturale a vari livelli.
Claudio Roncarati pratica la psicopoesia: un modo singolare di rimettere in circolo competenze preziose che nascono dalla saldatura della professionalità con la pietas, la nobile propensione degli antichi al compimento del proprio dovere nei confronti della società i cui perni fondanti erano lo Stato, le divinità e la famiglia, concezione ben distante dall’accezione odierna del termine.
Roncarati onora lo Stato dimostrando alta consapevolezza civica, coscienza e consapevolezza della responsabilità di cui si deve far carico qualsiasi “lavoratore” cui sia affidata la cura e la sicurezza delle persone. Ha senso “religioso” del dovere che trasforma la sua professione in una mission ed accudisce come fossero familiari i pazienti che gli sono affidati.
Il dott. Roncarati approfondisce la conoscenza dell’ambiente in cui opera e si addentra fin nei meandri più nascosti e in quei sotterranei – i luoghi usuali della psichiatria – descrive la quarta dimensione (la prima è l’anamnesi, la seconda l’analisi, la terza la terapia) presentandola al pubblico nella sua veste umana: la dimensione poetica. Attraverso l’empatia, raggiungibile da chi non si perde nei ritmi imposti dalla quotidianità e dalle burocrazie, arriva a conoscere nell’intimo i suoi pazienti come i suoi colleghi e le persone che incontra sul lavoro.
Di tutto ci regala, con una scrittura ironica ma non pungente, il ritratto di personaggi, situazioni, passioni e sofferenze, a volte caricature disincantate ed affettuose, divertenti e irriverenti.
Tratta tutti i temi – anche quelli che sollecitano la pruderie – senza nascondimenti, a volte con crudezza, ma sempre in velocità per non lasciarsi coinvolgere, per non valicare la “soglia” della pazzia.
Ha uno sguardo amorevole anche per le professioni dimenticate come quella della Polizia Penitenziaria che ha incontrato in una delle sue tante performance. La poesia permette a Roncarati di vivere la professione senza snaturarsi, con la poesia lascia scorgere uno sguardo divertito anche su di sé: così curando gli altri cura anche se stesso.
Psichiatri:
Altri dispiegano carte e mappe
tracciano rotte per le loro flotte
che salperanno con i venti in poppa,
verso nuove scoperte, alla conquista!
Noi siamo quelli dentro le scialuppe
incerte, zuppi, navighiamo a vista.
Altri procedono con schiene dritte
tra le scienze esatte.
Noi, invece, ci incurvano i ricatti
di chi ci vuole guardiani dei matti.
Gina Codovilli, insegnante e madre di tre figli. Il terzo, Andrea, il suo principe bellissimo come tutti gli autistici, è un figlio speciale che, a 23 anni, non parla e non sa attraversare la strada ma percorre chilometri in bicicletta, nuota coi delfini, pattina ed è un perfetto compagno di viaggi.
Gina fa sembrare facile ciò che non lo è, è una madre coraggio che tutto ha superato per amore, che si è scrollata di dosso anche l’etichetta di “madre frigorifero” – secondo la definizione di Bruno Bettelheim, lo psicoanalista che individuò nel rapporto inadeguato con la madre la causa dell’autismo.
Resto per ore a cercare di tirarlo fuori dal suo mondo, egli è prigioniero di un folletto nella torre dove è andato a rifugiarsi.
Gina ha inseguito medici e terapeuti come in un pellegrinaggio, per portare giovamento al suo amato Andrea. Ha trascorso lunghissimi anni tra letture e rimedi per conoscere la malattia. Idroterapia, ippoterapia, musicoterapia, delfinoterapia, anche andare a mangiare un gelato era diventata una terapia. Poi le passeggiate, la bicicletta, la piscina, tutto e di tutto per agganciare il piccolo samurai ammattito.
Gina ha insegnato a Cattolica e qui ha ancora amici e parenti. Gli anni trascorsi qui sono stati bellissimi, racconta Gina al suo pubblico attento e partecipe, a quaranta anni è nato il terzo figlio, all’età di dieci mesi gli è stato diagnosticato l’autismo.
La diagnosi decretò che Andrea aveva già dato tutto quello che poteva dare. Dopo il dolore e la disperazione Gina ha reagito: la vita cambia, è una strada in salita e venti anni fa non c’era quasi nulla, ci siamo inventati metodi e modi per poter avvicinare Andrea. Lentamente ha acquisito capacità e competenze. Ha fatto anche le scuole superiori con grandi lotte con i presidi ed i dirigenti scolastici.
Ho deciso di scrivere la nostra esperienza la prima volta che Andrea mi ha guardato negli occhi, la maestra fu così brava che riuscì a scattare una foto (la copertina del libro) di quel momento preziosissimo e raro perché l’autismo è un problema di comunicazione e riuscire ad attrarre il suo sguardo è una cosa difficilissima.
Era amato soprattutto dalle sue amiche dalle quali si lasciava pettinare e coccolare come fosse un bambolotto.
L’esperienza di vita narrata dalla Codovilli non è una semplice, seppur importante testimonianza, è un dono, la condivisione di un’esperienza unica: il confronto con la diversità. La diversità è quell’aspetto del genere umano che ci permette di vedere sentimenti che non conosceremmo mai se non vi entrassimo in contatto. Così come donare è la possibilità di esercitare la caritas – l’amore gratuito che nulla chiede in cambio -, avvicinarsi alla diversità è ricevere in dono una umanità nascosta ricca di sentimenti, di movimenti, di suoni, gesti e sorrisi, di sguardi luminosi e sognanti, di caparbia volontà di riuscire laddove sembra impossibile. Quando l’esecuzione di gesti elementari rappresenta un’impresa ciclopica per “questi piccoli diversi”, lì appare un mondo da rivelare, lì ci sono vite che ci ricordano quanto siamo fortunati ad averli incontrati.
Ricevere un sorriso da loro è davvero un grande dono.
| Claudio Roncarati, La fata fatua e lo psichiatra, Co-edizione Alpes-CFR, Roma, 2011. Ha vinto nel 2010 la prima edizione del Premio Franco Fortini. |
| Gina Codovilli, Il mio principe, soffrire, crescere, sorridere con un figlio autistico, Itacalibri, Castel Bolognese, 2010. Ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria del Premio Letterario Internazionale Mondolibri 2011. |
Pubblicato su La Piazza, anno 16, n°2








